Uliveti vs pipeline: noi e loro.
Scritto da Nicoletta Forcheri – 4/11/2025
I “cambiamenti climatici” ci sono ma non sono quelli che ci vorrebbero far credere: sono la geoingegneria meteorologica, le famigerate scie chimiche, che quest’anno ad esempio hanno provocato il “secco” degli ulivi in Liguria e produzione quasi zero di olio, mentre in altre regioni come in Toscana da pochissimi anni è comparsa la mosca laddove gli ulivi ne erano stati immuni per secoli senza bisogno di alcun trattamento.
Che tra le numerose specie prese di mira per lo sterminio, come i pini, gli eucalipti, i tigli, i platani, e altri alberi spontanei e tendenzialmente redditizi come il bambu, ci siano anche gli ulivi, si era già capito con il fenomeno XYLELLA in Puglia, che ha prodotto l’abbattimento di 15000 ulivi e la morte di altri 21 milioni, in un luogo dove oramai è consentito abbattere ulivi monumentali o secolari senza nessuna previa autorizzazione.
Massacro provocato appositamente in quanto le cure alternative sono state negate – vi ricorda qualcosa? – e il nome stesso di xylella è un anagramma di Allelyx, il laboratorio brasiliano che lavorava sul genoma modificato delle piante e che ha sequenziato il genoma della xylella nel 2008, anno della sua cessione alla Monsanto, e anno dell’introduzione nel Salento di detta roba.
Del resto che gli ulivi siano presi di mira dalla “mafia franco anglo sionista” è riprovato anche dal fatto che nei decenni i sionisti non hanno mai smesso di prendere di mira gli uliveti dei palestinesi, come metodo per togliergli una via di sostentamento, come attacco a questo nobile tentativo di resistenza vitale, e come eliminazione di un simbolo identitario, lo descrivevo anni fa in alcuni miei articoli con il conio dell’espressione “Palestinizzazione d’Italia”.

In Puglia insistono due progetti di pipeline, il TAP e il Poseidon.
Del primo, già realizzato, che passa attraverso gli ulivi secolari di Melendugno, seccati dalla xylella, è previsto il raddoppio ed è controllato dai soliti del deep state, dove con Snam lo stato italiano ha una partecipazione di neanche il 2%, Enagas vede l’1% dello Stato spagnolo, Fluxys l’80% dello Stato belga (mi stupisco sempre di come al Belgio, paese insignificante, ex spietato colonizzatore, tampone tra la Francia e il Regno di Olanda, facente parte dell’esperimento ante litteram dell’UE con il Benelux, sia permesso di tutto, tutto quello che non è permesso all’erede dell’impero romano e del rinascimento…)- BP, i soliti angli, e la Socar, la società di stato dell’Azerbaigian che ha recentemente acquistato il controllo quasi totale di Italiana Petroli (IP)…

https://www.tap-ag.it/informazioni-su-tap/azionariato-di-tap

L’altro progetto, IGI Poseidon, è un gasdotto il cui completamento offshore è previsto per il 2028, ed è controllato dalla joint venture paritetica franco-greca, tra la società statale greca dell’energia DEPA, e udite udite, Edison, ossia EDF, ossia la FRANCIA, e il suo tragitto va da Otranto alla costa greca, e si unisce all’EastMed, pipeline della stessa joint venture, che da Cipro approda, udite udite, di fronte al mare di Israele, dove sfrutta dei campi di giacimento israeliani, vicinissimi al pezzettino di mare della striscia di Gaza, le cui tragiche vicissitudini sono note a tutti…
E infatti nel 2020 è stato siglato un accordo tra la società di stato greca DEPA ed Energean, produttore e fornitore israeliano di gas naturale, con sede a Londra composta da azionsiti israeliani : Migdal Pension e Clal Pension (fondi pensione israeliani), Harel Mutual Funds Ltd (fondo comune di investimento israeliano) e Vanguard, il solito fondo USA del deep state.

Rimane l’incognita del Gaza Marine, di fronte a Gaza, appartenente all’autorità palestinese, scoperto nel 1999 da BP ma al momento congelato per ovvie ragioni, le cui risorse in gas sarebbero sufficienti per rifornire la Striscia di Gaza per 20 anni.

Quindi per riassumere il nostro paese sta facendo gli interessi della Grecia, della Francia e dei sionisti? Quindi si può dire che siamo tra il martello (Edison Francia) e l’incudine (Israele). Persino la Grecia è più sovrana di noi in questo frangente…
Si può dire che le nostre autorità, ricattate dai “sionisti” franco inglesi, o per meglio dire, dalla mafia francoanglosionista, fa di tutto perché i frantoi e i piccoli coltivatori di olio non possano più sopravvivere e che i piccoli coltivatori di olio, ma anche di castagne, ceci, farina e quant’altro, siano tartassati come i palestinesi prima delle varie operazioni di bombardamento e occupazione fisica delle terre? Oramai in Italia, dove è in svendita tutto il patrimonio immobiliare, i borghi, e l’agricoltura è attaccata anche dalla solita mafia dei pannelli fotovoltaici, chi produce olio lo fa tanto per tradizione, per inerzia, ed è praticamente un lusso. Fuori Italia stanno premendo per prendersi l’oro verde…
A noi produrlo costa come minimo 12 euro al litro, quindi agli italiani, la cui domanda è stata volutamente depressa, per ammissione stessa di Draghi e Monti, non resta che comprare quello ibridato con le olive altrui, tanto le direttive comunitarie permettono di chiamare” olio italiano” quello fatto di olive di tutta Italia mischiate, tranne quelle estere, sono razzisti con le olive, capite, ma tant’è tutte le multinazionali lo fanno lo stesso. E la differenza nutrizionale è enorme tra quello spremuto in loco con olive del luogo, cioè DOP – con o senza etichetta – che è quello che facevano i nostri nonni, con quello che troviamo sugli scaffali. L’altro, il nostrano vero, è diventato un’eccezione, e se approda sulle tavole di chi la domanda l’ha ancora dura e intatta, è grazie ai paradisi artificiali che si sono costruiti a nostre spese, sui nostri inferni fiscali artificiali.
La soluzione ci sarebbe, ed è quella di avere una visione chiara per la gestione geoeconomica di questo paese, riallacciando i legami commerciali con paesi amici come la Russia, e comunque sovranamente con infrastrutture energetiche pubbliche – e non in mano ai sinorotti come Terna, Snam e Italgas cocontrollate da State Grid Europe Ltd – per parlare da pari a pari ai tavoli dei negoziati pariteticamente con gli altri paesi.
Non mi risula che questo governo lo stia facendo, tranne cosmetica, e non lo farà fino a quando non si approveranno delle norme sensate di rinazionalizzazione dei comparti energetici e nazionali strategici. Ora, di questo dibattito non vi è ancora il sia pur minimo sentore, e la stampa si ostina a parlare, a torto, di Eni “italiana”, e di Snam o Terna “di Stato”…
