L’oro è “nostro” ma intanto riprendiamoci anche la cassa!
Scritto da Nicoletta Forcheri – 11/12/2025
L’emendamento di Claudio Borghi sulla proprietà dell’oro si proponeva di dichiarare ufficialmente quello che per tanti potrebbe sembrare una ovvietà:
“Le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del Popolo Italiano”
Eppure tale ovvietà ha scatenato un putiferio soprattutto in Europa dove la Banca centrale europea (BCE) ha risposto ribadendo che la gestione e la detenzione delle riserve auree è di sua esclusiva facoltà per fini di politica monetaria e temendo, apparentemente, che il governo italiano ne possa disporre, che comunque dovrebbe essere il sacrosanto diritto di qualsiasi Stato.
La cosa è bizzarra in quanto il pieno diritto della BCE di detenere e gestire l’oro come meglio crede ai fini della sua politica monetaria (ex art 30 dello Statuto del sistema europeo delle banche centrali e della BCE) verte unicamente sulla quota trasferita dall’Italia (il 12% del capitale della BCE, 141 tonnellate, circa il 5,75% del totale italiano) alle riserve della BCE e NON sul resto delle riserve aurifere le quali, come per le monetine, devono sì essere soggette all’approvazione della BCE per qualsiasi operazione di certo rilievo su di esse, ma per l’anomalia italiana rimangono comunque di detenzione e gestione della Banca d’Italia (che è privata e straniera)!!
Tutta la faccenda sollevata da Claudio Borghi potrebbe dirimere la questione del confine molto labile e spesso stuprato tra la piena proprietà e la gestione/disponibilità, questione impregnata della più totale ipocrisia. Poter disporre dell’oro significa poterlo prestare e ottenere crediti cedibili, ad esempio, a condizione che si preveda genericamente che se ne rientri teoricamente in possesso a data indefinita. Ed è qua il trucco: temporeggiare, o procrastinare la restituzione del bene concesso, poiché nell’usufruirne nel frattempo se ne incomincia a rossicchiare la legittima proprietà. Ma il fatto persiste: chi ne dispone si comporta da proprietario, e a quella cricca di rentiers dovrebbe bastare, e infatti basta quando si tratta degli altri Stati membri, proprietari del loro oro. Ma non basta quando si tratta di Italia….
A peggiorare il quadro in Italia è la composizione essenzialmente privata della Banca centrale: ufficialmente la Banca d’Italia afferma che il suo capitale “è detenuto da banche, assicurazioni ed enti di previdenza italiani, non dallo Stato né dalla banca stessa” mentre “l’oro è patrimonio indisponibile della Banca d’Italia”. Secondo l’art 39 dello Statuto di Banca d’Italia le riserve auree sono “indisponibili e non distribuibili ai partecipanti”, ritornano allo Stato italiano in caso di scioglimento della Banca (Audizione Governatore Panetta 18/02/2025).
Ma i soci di banca d’Italia sono banche private tra cui anche straniere e tra le quali primeggiano azioni indirette di Stati esteri o fondi sovrani esteri come Norges Bank (Unicredit, Intesa San Paolo, Assicurazioni Generali), GIC (fondo sovrano Singapore) e Qatar Investment Authority (Assicurazioni generali e BNL), la Francia (Crédit Agricole con le Casse rurali degli enti locali all’80%), Belgio e Lussemburgo in BNP Paribas che controlla BNL, oltre ai soliti Blackrock, Vanguard, State Street e pochi altri.
Si tratta pertanto di banche che fanno parte del cartello delle banche specialiste in titoli di stato che creano moneta nell’acquisto dei nostri titoli del debito “sovrani” e dei fondi comproprietari, con Stati veramente sovrani – o almeno i proprietari dei loro fondi, come in Qatar – che approfittano del malloppo.
Per l’oro d’Italia, e per loro, “indisponibile” è la parola chiave. E’ come dire che i figli sono tuoi ma al dunque ne dispone lo Stato. L’oro non è neanche nostro, secondo loro, è di banca d’Italia, ma è indisponibile, o meglio ne può disporre la BCE per qualsiasi operazione sulle riserve trasferite, ma anche sul resto rimane, secondo la dottrina dell’euro, il dominus, ha l’ultima parola. Se l’oro diventasse disponibile per lo Stato italiano, che cosa temono esattamente quelle cricche di privati e stati nordeuropei che li riguardi da vicino? Indisponibile significa che nessuno ne può disporre, ma in realtà se la BCE si agita tanto all’idea di attribuire una proprietà sia pur simbolica allo Stato italiano, significa che ha l’intenzione di disporne, oppure che lo ha già fatto.
Tant’è vero che alla voce dell’attivo di cassa dello stato patrimoniale della Banca d’Italia “oro” e “crediti in oro” sono mischiati nella stessa voce, senza ulteriore specificazione, pertanto non ci è dato sapere quanto oro fisico è stato dato in pegno per crediti o quanto oro sia stato utilizzato per il sistema europeo delle banche centrali e la politica monetaria. Vorremmo sapere, quanti crediti derivano da operazioni con BCE/SEBC o controparti estere ? Sappiamo che fisicamente se ne trova alla Bank of England (6%), alla Banca dei regolamenti internazionali in Svizzera (6%), e alla Federal Reserve di New York (43%), ma perché altri paesi hanno potuto iniziare dei rimpatri dell’oro, come la Germania, e per noi invece neanche a parlarne?
L’usufrutto risulta spesso da una concessione (o anche una custodia di titoli o un deposito di moneta) che nel tempo diventa cessione bell’e buona. Basti pensare all’articolo 1834 del Codice civile per i depositi in moneta, che diventano della banca, basti pensare a tutte le norme descritte in La Grande Stangata in cui Webb spiega come in caso di fallimento dei custodi di titoli (Euroclear, Clearstream) i crediti diventano inesigibili per tutti tranne che per i pochi azionisti privilegiati.
E infatti, nei casi di moneta, tesoreria e oro, e in tutti quei casi di beni nazionali di interesse strategico nazionale, la concessione tende a trasformarsi in cessione definitiva senza che ciò sia stato previsto nel contratto iniziale se il destinatario è qualche fondo privato, qualche banca, qualche fondo sovrano o stato estero. E in caso di tentata e legittima revoca, si attivano meccanismi occulti, ricatti dietro le quinte, starnazzamenti di giornalai, parolone inventate ad hoc, aggressioni e persino guerre, per scongiurare il pericolo di dovere restituire la cosa presa e il cui usufrutto è di gran lunga superiore ai vantaggi della nuda proprietà.
La quale, è l’altro trucco, è meglio non chiarirla espressamente, è meglio fare finta che non esista, come per la moneta, una proprietà definita: l’oro è di Banca d’Italia, indisponibile (ma chi è Banca d’Italia?, il solito fantasma giuridico) e il capitale però è dei soci, mentre la moneta creata, ipocritamente, non è di nessuno, peccato però che chi la crea per comprare i nostri titoli del debito ne usufruisca subito come se ne fosse il proprietario.
Ad esempio, l’oro del sud Italia “non fu rubato”, no no, quando fu imposto all’Unità d’Italia il corso e il cambio forzoso della carta moneta, venne solo “custodito” nella novella banca d’Italia e messo nella sua “disponibilità” fu utilizzato per rimborsare il debito dei Savoia nei confronti dei Rothschild e non solo (1321 milioni di lire di debito estero di cui 500/680 milioni di lire/franchi equivalenti a 150-200 tonnellate d’oro solo verso i Rothschild).
Poi, alla fine della guerra, la Gestapo non lo rubò mica, no no, lo mise in “salvo”, circa 120 tonnellate d’oro di cui 71 andarono a Berlino e 23,5 in Svizzera alla BIS e alla BNS; e poi con il divorzio (1981) Tesoro-Banca d’Italia e la privatizzazione dei soci della Banca d’Italia (dal 1992 in poi), lo Stato perse di fatto la titolarità sull’oro, e anche sul capitale della banca nazionale: il primo è “patrimonio indisponibile di Banca d’Italia” e il secondo appartiene ai soci della Banca d’Italia, secondo costoro.
L’ultima riformulazione della proposta dell’emendamento di Borghi: “Fermo restando quanto previsto dagli articoli 123 (divieto di finanziamento diretto), 127 (compiti SEBC) e 130 (obbligo di indipendenza delle BCN) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’articolo 4, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988 n, 148 in materia di gestioen delle riserve, si interpreta nel senso che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia come iscritte nel proprio bilancio appartengono al Popolo italiano”, ha ribadito una proprietà puramente simbolica dell’oro da parte dello Stato, ma la BCE ha risposto che non vi è una ratio chiara nel cambiare la norma, rivelando comunque l’intenzione di potere disporre non solo delle riserve che per statuto le spettano, ma anche di quelle residue, mettendone in dubbio il principio stesso di proprietà al popolo italiano.
Per l’Italia non va bene neanche la proprietà simbolica. L’oggetto del contendere è principalmente il poterne disporre, il terrore per la BCE è che lo Stato italiano possa disporne, ma l’intromissione è tanto più insopportabile che in tutti i paesi dell’eurozona, le riserve auree appartengono per legge allo stato di riferimento, tranne in 2 eccezioni come Austria e Belgio dove appartengono alla Banca nazionale rispettiva. Se sollevi la domanda, le autorità europee risponderanno che si tratta di una “tolleranza” rispetto a un fenomeno storico, ma è apertamente una bugia poiché della Francia so che non solo dispone delle sue valute estere e ori, ma raccoglie anche quelle africane della Francafrique su un conto del Tesoro, violando tutti gli articoli di cui sopra sull’indipendenza della Banca centrale, sul divieto di finanziamento (la Francia utilizza il compte d’opérations della Franciafrica per finanziarsi) e sull’obbligo di adempiere ai compiti della SEBC poiché la Francia li usa per i suoi scopi nazionali.
Ma non è tutto. Anomalia tutta italiana è anche quella della “cassa” dello Stato, ossia la gestione della tesoreria dello Stato affidata per semplice convenzione alla Banca d’Italia sin dal 1894… e di volta in volta esplicitamente prorogata ogni dieci anni fino a quando nel 1990 l’allora ministro delle Finanze Ciampi (legge 28 marzo 1991, n. 104, art 1) ne prolungò la durata di affidamento a vent’anni con la tacita proroga: per la disdetta occorre comunicarla almeno cinque anni prima della scadenza. La scadenza è il 2030, pertanto il termine per disdire cade proprio alla fine di quest’anno.
Che cosa significa gestire la tesoreria dello Stato? Significa tenere il conto corrente unico dello Stato chiamato “Conto disponibilità del Tesoro”, eseguire tutti i pagamenti delle amministrazioni dagli stipendi alle pensioni, dai rimborsi fiscali ai trasferimenti alle regioni ecc, incassare tutte le entrate, dalle tasse ai contributi, ai proventi delle privatizzazioni ecc, gestire le casse di regioni, province, grandi comuni, INPS, Inail ecc, significa in pratica mettere le mani nella cassa: Banca d’Italia, una banca privata, è il cassiere d’Italia…
Ciliegina sulla torta di questo film dell’horror è che l’Italia, contrariamente agli altri paesi europei, non può MAI andare in rosso (tranne 14 mld di scoperto infruttifero di cassa per massimo 15 giorni, e anticipazioni a breve, massimo tre mesi, per liquidità temporanea): se lo Stato spende di più di quanto incassa il conto va in debito e la Banca d’Italia chiude i pagamenti (è successo nel 1981 e a luglio 2011).
E attenzione, il divieto di saldo a debito per la disponibilità di cassa, è cosa ben diversa dall’obbligo di rispettare il criterio del Patto di stabilità con il rapporto tra deficit e PIL inferiore o uguale al 3% che l’Italia rispetta da trent’anni contrariamente a Francia, Germania, Spagna e altri! Quest’ultimo infatti riguarda il disavanzo annuale di tutto il settore pubblico (Stato, enti locali e previdenza) rispetto al PIL mentre nel caso della tesoreria si tratta del modo in cui lo Stato gestisce la “sua” liquidità di cassa al giorno per giorno.
| Paese | Ente responsabile | Descrizione breve | Affidata a banca centrale? |
|---|---|---|---|
| Francia (FR) | Direction générale du Trésor (DG Trésor) e Agence France Trésor (AFT) | Gestisce finanze pubbliche, debito statale e partecipazioni statali sotto il Ministero dell’Economia. AFT si occupa specificamente di debito e tesoreria. | No, agenzia governativa. |
| Germania (GE) | Federal Ministry of Finance e Deutsche Finanzagentur | Il ministero supervisiona le finanze; la Finanzagentur gestisce debito e tesoreria federale. | No, agenzia governativa. |
| Olanda (NL/OL, parte di Benelux) | Dutch State Treasury Agency (DSTA) | Agenzia sotto il Ministry of Finance, responsabile di debito pubblico, tesoreria e sistemi di pagamento statali. | No, agenzia governativa. |
| Spagna (SP) | Ministry of Finance e Tesoro Público (General Secretariat of the Treasury) | Gestisce politica fiscale, debito e tesoreria attraverso il ministero e la segreteria dedicata. | No, dipartimento governativo. |
| Portogallo (Port) | Agência de Gestão da Tesouraria e da Dívida Pública (IGCP) | Ente pubblico sotto il Ministry of Finance, responsabile di tesoreria, debito e finanziamenti statali. | No, agenzia governativa. |
| Grecia (GR) | Ministry of National Economy and Finance e Public Debt Management Agency | Il ministero gestisce finanze pubbliche; l’agenzia si occupa di debito e tesoreria. | No, ministero e agenzia. |
| Gran Bretagna (GB/UK) | HM Treasury e UK Debt Management Office (DMO) | HM Treasury supervisiona economia e finanze; DMO gestisce debito e tesoreria. | No, ministero e ufficio dedicato (Bank of England ha ruoli limitati in operazioni monetarie). |
| Belgio (parte di Benelux) | General Administration of Treasury (sotto FPS Finance) e Belgian Debt Agency | Gestisce tesoreria, debito e finanziamenti statali sotto il Federal Public Service Finance. | No, amministrazione governativa. |
| Lussemburgo (parte di Benelux) | Trésorerie de l’État (State Treasury) | Ente sotto il Ministry of Finance, responsabile di contabilità statale, asset finanziari e impegni. | No, ente |
Noi abbiamo una spada di Damocle in più rispetto a tutti gli altri, la minaccia del blocco dei pagamenti che costringe lo Stato a emettere altro debito, incassare altre tasse, svendere altre partecipazioni e a privatizzare altri beni, oltre che a sottostare ad altri tipi di ricatti, come durante la pandemenza, in modo più stringente di altri.
Negli altri grandi paesi europei dove la tesoreria è gestita in casa, dal Ministero del Tesoro o da una sua agenzia, non vige questo rigido DIVIETO di saldo negativo!!! In altre parole si gestiscono i saldi a debito come gli pare !
Rimangono pochi giorni per disdire l’affidamento, e sarebbe ideale farlo perché avremmo 5 anni di tempo per riorganizzare la tesoreria presso la Ragioneria dello Stato o presso qualsiasi ufficio dedicato del ministero del Tesoro che va ripristinato per l’occorrenza. Se la politica non lo fa, la gestione della cassa pubblica del paese e con essa quella delle tesorerie provinciali (che questo governo ha trasferito a Banca d’Italia quest’anno), rimarrà in mano a una banca centrale spudoratamente privata, anzi misto pubblico/privato, dove il pubblico è rappresentato da Stati esteri, Francia, Belgio, Lussemburgo, Norvegia e altri.
E questo coltello puntato, lo rimarrà fino al 2050!
La procedura è semplice : basta una lettera formale del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al Governatore Fabio Panetta della Banca d’Italia indicando la disdetta della convenzione per il servizio della tesoreria dello Stato ai sensi dell’art 1 della legge 28 marzo 1991, n 104. Nient’altro. E’ un atto unilaterale.
Tutto ovvio, tutto banale, ma non in Italia, dove un intero popolo e la sua classe politica sono tenuti in ipnosi da un deep state da decenni, al punto che i suoi cittadini vedono giorno dopo giorno disintegrarsi sotto i loro occhi e nella loro pelle i loro diritti fondamentali, in uno dei peggiori regimi di furto legalizzato e non della storia.
