L’ITALIA diventa un brand
Scritto da Nicoletta Forcheri
Recentemente persino la TV di stato francese, in un TG, ha fatto un report sul belpaese, la sua arte culinaria, un megaspot per invitare tutti a visitarci, come se se non ci fosse già un fenomeno di overtourism. La folle scoperta dell’Italia da parte del mondo, e il suo folle entusiasmo che rasenta la smania frenetica e la bulimia del “brand” Italia, oramai ha perso qualsiasi ringhiera di protezione, e mentre la sua stella cresce, il paese muore: borghi abbandonati (e ricomprati da costoro), per denatalità e popolazione anziana, aziende e commerci che chiudono per troppa tassazione e burocrazia, e per concorrenza sleale e usura bancaria, sostituzione etnica, addirittura gli affitti brevi che vengono estromessi per lasciar posto alle grandi aziende e ai grandi fondi basati nei paradisi fiscali…
La sua stella cresce, il paese muore, ma c’è chi sta galvanizzandone il brand per farne affari: tutta la finanza speculativa, la fintech per controllarci meglio, le banche per strozzinarci meglio, comprese le OTA che “influenzano” il governo per bloccare una ministra che, ad esempio, non vorrebbe farsi scippare le spiagge (compresa la sua). Ma tant’è, la direttiva europea bolkenstein qua la vogliono applicare molto diversamente dagli altri paesi con spiagge: da noi la vogliono applicare alla lettera, dagli altri NO. Da noi vogliono applicarla in modo da scipparci tutto il litorale, dagli altri no. E tutto il nostro migliore patrimonio immobiliare.
E tali considerazioni sono tanto più gravi quando è un paese tradizionalmente antagonista, rivale e geloso come la Francia a farsi strumento di promozione del nostro brand… addirittura nella sua TV di Stato, al TG (vedi il video sotto).
Gatta ci cova…
Tutti vanno pazzi dell’Italia, senza neanche sapere perché, senza neanche sapere che cos’è quel luccichio che attira tutti. E’ quella bellezza e bontà diffuse imperniate su uno spirito umanistico e su una ricerca del bello e del buono pregna di spiritualità. L’Italia, il paese dei mistici e dei santi, oltre che dei navigatori e dei poeti, ha un humus di sacralità, affonda le sue radici sia nella passione del Cristo sia nell’adorazione, ancora palpabile, del sole in luoghi incantati, attraversati da linee energetiche speciali (di cui la più nota, la linea di San Michele).
E il paradosso di questa pazza frenesia per il nostro paese è che avviene proprio in un momento in cui sembrerebbe sul punto di esalare l’ultimo respiro. Tutto questo ha quindi del macabro: assomiglia alla danza degli avvoltoi che si aggirano attorno a un cadavere, e che lungi dal volerlo resuscitare, aspettano pazienti che muoia del tutto per azzannarlo e sbranarlo.
Ora, come per la sfinge, il fuoco cova sotto la cenere, perché il nostro è un legame sacro e passionale, fisico e spirituale, con la nostra terra, con il nostro mare, con l’architettura magica che la abita, che non aspetta che una cosa: la sua rinascita, grazie ai canti, alle preghiere, alle azioni, ai pensieri e alle parole date di noi, italiani.
